Il Mediterraneo e la sua Civiltà(The Mediterranean and its Civilisation)


Antonio Capano

Il mar Mediterraneo, posto cioè “in mezzo alle terre”,  per gli antichi Romani era il  "Mare nostrum", in quanto la conquista romana si era estesa su tutte le regioni affacciate su tale mare, che, tra l’altro, in arabo significò il  “Mar Bianco di Mezzo”. Esso è  stato il  teatro principale della storia e della cultura della civiltà occidentale, in cui  l'agricoltura insieme all'allevamento si era diffusa  sulle sue coste intorno fin dal VII sec. a.C.

‘Mediterranean Sea’ literally means ‘Sea in the Midst of Land’, but the ancient Romans called it ‘Mare Nostrum’, or ‘Our Sea’, as conquests had spread across all regions bordering the sea, which was previously referred to in Arabic as ‘White Sea in the Middle’. This was the main theatre of the origins of the history and culture of western civilization, with agriculture and farming spreading around its shores since the 7th century BC. 


E se, nella sua parte orientale, si andrà sviluppando una più accentuata dinamicità culturale che condurrà alla nascita di aree urbane con fiorenti attività artigianali e commerciali,  l'azione mediatrice dei Cretesi, dall'isola di Creta, centro della civiltà minoico - micenea - tra il III e il II millennio a.C. - favorirà intensi flussi commerciali che interessarono, intensificando anche i loro rapporti culturali,  le coste anatoliche, la Grecia, l'Egitto, le coste del Libano, dell'Italia Meridionale, della Sicilia e della Sardegna. La crisi di tali equilibri provocata nel 1200 a.C. dalle invasioni dei “Popoli del mare”, con il conseguente crollo dell'Impero ittita e della Civiltà micenea, fu seguita  nell’area siro-palestinese dalla nascita dello stato ebraico e dallo sviluppo dei centri dei Fenici. Questi, abili navigatori e commercianti, contribuirono a loro volta ad una maggiore conoscenza delle popolazioni  del Mediterraneo, con l’esportazione dei prodotti del loro fiorente artigianato, con l’importazione di materie prime, con la creazione di  empori e porti commerciali e con l’impulso alla fondazione di città costiere come Cartagine. Tra l’VIII e il VI secolo a. C. lungo le rotte commerciali tra Oriente e Occidente, ai Fenici si affiancarono i Greci che impiantarono colonie nell'Egeo fino al Mar Nero, ma anche nel bacino ionico come Taranto, Siris, Sibari, Metaponto,  e nel Tirreno, in cui ravvivarono  con il mito il ricordo della Guerra di Troia, tramite Palinuro, nocchiero di Enea, figlio di Anchise, caduto in mare presso l’omonimo promontorio del Cilento ed Odisseo con il suo incontro vittorioso con le sirene dal canto insidioso, al ritorno dalla guerra. Sono testimoni di tali miti le raffigurazioni su ceramica e scultura a Cuma, Pitecusa, Partenope e Poseidonia. In quest’ultima l’Heraion alla Foce del Sele si tramanda fondato da Giasone che navigò il mar Mediterraneo fino alla Colchide (odierna costa della Georgia sul Mar Nero) alla ricerca del “Vello d’oro”. Anche in questa epoca, le forti tensioni fra i popoli della costa a causa dei nuovi insediamenti e della concorrenza nei mercati  condusse  allo scontro navale (541 a. C.) che si svolse tra i profughi greci di Focea, stanziatisi ad Alalia per sfuggire alla pressione militare di Ciro il Grande, e una flotta di Cartaginesi ed Etruschi; il che portò i Focei alla fondazione di Elea con la mediazione di Poseidonia che favorì l’acquisto del territorio dagli Enotri. La scuola filosofico-medica degli Eleati con Parmenide e Zenone ereditò e innovò la filosofia greco-orientale e la medicina tutelata dalla sapienza di Apollo oulios, dio della conoscenza, che permeò con il suo culto anche la vicina Poseidonia insieme a quello di Chirone, maestro dei grandi eroi e semidei mediterranei come Achille, Enea, Asclepio, Eracle, che già aveva viaggiato lungo la costa tirrenica conducendo dalla Spagna alla volta della Calabria i buoi che erano stati rubati da Gerione. Le due battaglie di Cuma sanciranno la sconfitta degli Etruschi. La prima si svolse nel 524 a.C. e  vide contrapposti gli Etruschi, alleati dei Cartaginesi, e gli abitanti di Cuma, vincitori; la seconda ( 474 a.C.) , paragonata per importanza a quella di Salamina (480 a. C.) che salvò la Grecia dall’invasione persiana di Serse, fu un altro scontro navale combattuto a Cuma tra la flotta siceliota siracusana vincitrice, guidata da Ierone I di Siracusa, e quella etrusca e propiziò, nella continua dinamica dei tramonti e delle nuove albe, l’intervento espansionistico dei Romani, dei Sanniti e dei Galli. Dopo la sconfitta di Cartagine anche sul mare, il Mare nostrum dei Romani ha assistito alla loro affermazione fino al declino dell’Impero romano di Occidente e alla stagnazione dei commerci nel bacino occidentale, mentre nell'Impero romano d'Oriente  i Bizantini assicurarono intensi i traffici marittimi; i successivi sconvolgimenti nel VII e nell'VIII secolo, quando l'espansione islamica riuscì a superare lo Stretto di Gibilterra, giungendo fino in Spagna, le imprese sanguinose dei Crociati ma anche il fallito tentativo di evangelizzazione di S. Francesco in Egitto  (1219) e la mediazione di Federico II con il sultano d’Egitto negli stessi anni (Quinta Crociata:  1217-1221), i  successivi scontri navali  soprattutto tra Angioini ed Aragonesi durante la Guerra del Vespro (1286-1306), la decisiva battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) per la supremazia della cristianità sul mondo musulmano ed altri avvenimenti, tra cui le incursioni turche (XVI-XVIII sec.), le guerre navali che coinvolsero Spagna,  Inghilterra, Francia e i Borboni (XVIII-XIX sec.), dopo l’affermazione spagnola nell’Italia meridionale (XVI-XVIII sec.), non sono altro che il ripetersi di avvenimenti volti al controllo del Mediterraneo e delle sue risorse contribuendo alla formazione di una idea di comuni origini e di una unione di Stati d’Europa che si tenta ancora oggi di non contrapporre ma di saldare agli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo nel segno di comuni intese per un arricchimento culturale ed economico.

Il termine Mediterraneo, non dobbiamo dimenticarlo,  corrisponde ad un mare interno, circondato quasi per intero dalla terraferma, al quale  gli stretti permettono la comunicazione con l’Oceano. Se il mare è il segno di un divenire senza soste, di inesauribili possibilità, il mare chiuso, circondato dalla terra, rinvia all'immagine del cerchio, dell'anello.<< Il Mediterraneo lo si può non solo attraversare, ma circumnavigare, seguendo le coste. Troviamo insieme l'idea del divenire ( il mare) e l'idea della ripetibilità ( il cerchio)… Qualsiasi rotta si sia scelta, si ritorna alle origini, alla nostra identità. Circumnavigare il Mediterraneo, non solo fisicamente ma con il pensiero e con la raffigurazione artistica, in cui rientra la fotografia di qualità,   significa appunto ritrovare le cose trascorse, i valori, riappropriarsene interiormente. E' chiudere un cerchio per aprirne un altro. Dal ripetere al creare: due dimensioni necessarie affinché l’orizzonte dei valori abbia sempre un oltre… Ancora un  passato da rivivere, incontro ad un nuovo futuro. E ogni uomo sta al centro del mare , con un'infinità dietro le spalle e un'infinità davanti a sé (www.nuovaciviltamediterranea.it).

The eastern side of this sea developed stronger cultural dynamics that led to the creation of urban areas with flourishing craft and commercial activities. The mediating action of Cretans of the island of Crete, the centre of the Minoan civilization, Mycenaean, between the 3rd and 2nd millennium BC, fostered significant trade flows that affected and intensified cultural relations along the coasts of Anatolia, Greece, Egypt, Lebanon, Southern Italy, Sicily and Sardinia. The crisis of such equilibrium caused in 1200 BC by the invasion of the ‘Sea Peoples’, with the consequent collapse of the Hittite Empire and the Mycenaean civilization, was followed in the Syrian-Palestinian area by birth of the Jewish state and the development of Phoenician settlements. These populations, skilled sailors and traders, in turn, contributed to a greater understanding of all the peoples of the Mediterranean, exported products of their flourishing craft industry, imported raw materials, realized communal stores and commercial ports and stimulated the establishment of coastal cities such as Carthage. Between the 8th and 6th century BC, along East-West trade routes, the Phoenicians were joined by the Greeks in settling colonies from the Aegean to the Black Sea, but also in the Ionian basin such as at Taranto, Siris, Sybaris, Metaponto, and in the Tyrrhenian Sea, where they revived myths of the Trojan War, through the figure of Palinurus, helmsman of Aeneas, son of Anchises, who fell into the sea near the homonymous promontory of the Cilento region, and the figure of Odysseus and his victorious encounter with the sirens of perilous song, on return from the war. Testimonies of these myths are depictions on ceramics and sculptures from Cumae, Pithecusa, Parthenope and ‘Poseidonia’, or Paestum. ‘Heraion at the mouth of the Sele’, a sanctuary devoted to the goddess Hera, was founded near to the latter settlement by Jason who sailed across the Mediterranean Sea to Colchis (now the coast of Georgia on the Black Sea) in search of the ‘Golden Fleece’. In this new era, tensions among the peoples of the coast due to new settlements and competition in markets led to the naval battle of 541 BC between the Greek refugees from Phocaea, who settled in Alalia to escape military pressure of Cyrus the Great, and a fleet composed of Carthaginians and Etruscans. This led the Phocaeans, with the mediation of Paestum which favoured the acquisition of the territory of the Oenotrians, to the foundation of Hyele (now Velia). The philosophical and medical school of the Eleatics, with Parmenides and Zeno, inherited and innovated oriental Greek philosophy and medicine, protected by the wisdom of Apollo Oulios, the god of healing and knowledge, whose cult permeated nearby Poseidonia. Another figure was  that of Chiron, Mediterranean master of great heroes and demigods such as Achilles, Aeneas, Asclepius and Heracles. Chiron had travelled along the Tyrrhenian coast from Spain to Calabria transporting the oxen stolen from Geryon. The two battles of Cuma confirmed the defeat of the Etruscans. The first took place in 524 BC and saw opposed the Etruscans, allies of the Carthaginians, and the victorious Cumans. The second, in 474 ​​BC, likened in importance to that of Salamis (480 BC), which saved Greece from the Persian invasion of Xerxes the Great, was another naval battle fought at Cuma between the victorious Syracusan Siceliot fleet led by Hiero I of Syracuse and the Etruscans. This propitiated, in the continuing dynamic of new dawns, the expansionism of the Romans, the Samnites and the Gauls. After the defeat of Carthage, also at sea, the ‘Mare Nostrum’ of the Romans witnessed their affirmation until the decline of the Western Roman Empire and the stagnation of trade in the western basin, while in the Eastern Roman Empire the Byzantines assured an increase in maritime traffic. Thus followed upheavals in the 7th and 8th centuries with the Islamic expansion over the Strait of Gibraltar into Spain, the bloody Crusades, the unsuccessful attempt at evangelization by St. Francis in Egypt in 1219, the mediation of Frederick II with the Sultan of Egypt in the same year (Fifth Crusade: 1217-1221), the subsequent naval clashes mainly between the Angevins and the Aragonese during the War of the Vespers (1286-1306), the decisive battle of Lepanto (7th October, 1571) for the supremacy of Christianity over the Muslim world and other significant events, including the Turkish raids (16th-18th centuries) and the naval wars involving Spain, England, France and the Bourbons (18th-19th centuries), after the affirmation of Spain in southern Italy (16th-18th centuries). Such succession of events were attempts to gain control over the Mediterranean and its resources and eventually contributed to the formation of the idea of ​​common origin and the union of the European states, which still today is trying to unite the countries bordering the Mediterranean in the name of common understanding for cultural and economic enrichment.

The term ‘Mediterranean’, lest we forget, refers to an inland sea, or surrounded almost entirely by land, in  communication with the ocean only by narrow straits. If the idea of ‘sea’ is generally symbolically associated with a limitless future and endless possibilities, an enclosed sea refers us to the figure of a ring. The Mediterranean can not only be crossed, but also circumnavigated by following the coast. This brings together the ideas of possibility (the sea) and recurrence (the circle). Any route chosen leads back to our our roots, to our identity. To circumnavigate the Mediterranean, not only physically but mentally, with thought and artistic representation, including quality photography, means to find recover the past and its values and to reincorporate them within. It is to close a circle and to open another. Recurrence and recreation are two dimensions necessary to ensure that the horizon of values has a future, a past to relive, in order to meet a new future. And every man is in the middle of a sea, with an infinity behind him and before him (www.nuovaciviltamediterranea.it).